La “Signoria” dei Baglioni inizia e finisce con Cannara

Categorie: Cannara, Perugia

Una dettagliata indagine archivistica dimostra come la nobile famiglia Baglioni, che governò Perugia nel Rinascimento, ebbe importanti legami con la piccola città umbra di Cannara.

Malatesta Baglioni, capostipite della casata che governò PerugiaCannara ha una notorietà che oltrepassa i confini regionali grazie al suo prodotto principe: la cipolla, indiscutibilmente, una delle eccellenze enogastronomiche dell’Umbria. Quello che meno si conosce della città è, invece, la sua storia.
Con l’intenzione di ovviare alla lacuna, negli ultimi anni, grazie ad un certosino lavoro di ricerca archivistica, gli intellettuali locali sono riusciti a delineare un quadro esaustivo della Cannara rinascimentale. Dalle ricerche è emerso uno stretto legame di questa città con i Baglioni: la dinastia nobiliare che ha lasciato l’impronta più incisiva nella storia umbra. Lo scrittore Astorre Baglioni, biografo di famiglia, ci fa notare come, a causa di incredibili errori e coincidenze riguardanti proprio la casata cui lo storico appartiene, Cannara sia stata ingiustamente ignorata dai dotti d’ogni epoca. Proviamo, dunque, togliendo un po’ di polvere dagli archivi, a rimettere le cose a posto e a narrare l’epopea della famiglia Baglioni a partire proprio dalla storia di questa cittadina.

Le nostre vicende iniziano nel 1416 con il giovane Malatesta luogotenente del carismatico capitano di ventura Braccio Fortebracci da Montone. Il Fortebraccio è al soldo del Papa, ma dimostra, al contempo, ambizioni di potere sull’Italia centrale che lo Stato pontificio è costretto a digerire malvolentieri. Riesce ad assoggettare Bologna, Terni, Narni, Orvieto ed Orte, riconsegnandone il governo alla Chiesa, ma tiene per se Perugia, Spello, Jesi, Gualdo e Todi. Malatesta lo accompagna fedelmente, poi, alla conquista di Gubbio, di Spoleto ed infine di Assisi. Il Baglioni, in virtù del suo ottimo operato in campo militare, ottiene il dominio su Cannara, che diventa per lui il primo feudo. La sua carriera  è in inesorabile ascesa ed il legame col Fortebraccio diventa ancora più solido quando Malatesta sposa la figlia del fratello di Braccio.

D’improvviso tutto cambia quando, durante l’assedio dell’Aquila, l’esercito di Fortebracci è sconfitto ed il condottiero muore in seguito ad una ferita. Al Baglioni cade il mondo addosso; in un attimo, il sogno di un proprio dominio sembra infranto. Niente è perduto invece, perché a Martino V non sono sfuggite le qualità di Malatesta ed il Papa ha dei progetti ambiziosi per lui. Occorre, infatti, sfruttare la morte del Fortebraccio per riportare sotto la sfera pontificia le dominazioni braccesche. Il pragmatico Baglioni coglie al volo l’insperata occasione per tornare sul carro del vincitore e, in un solo mese, Perugia è di nuovo sotto la dominazione pontificia grazie all’inaspettata abilità politica di quest’uomo d’armi. La diplomazia e il buon governo esercitato a Cannara spingono nel breve tempo molte altre città del comprensorio ad affidarsi alla sua protezione, aprendo a lui la strada verso il potere effettivo su tutto il territorio perugino, che resta solo formalmente dominio papale.

Lettera di Malatesta Baglioni a Cosimo dei Medici

Lettera di Malatesta Baglioni a Cosimo dei Medici

Per mantenere ed ampliare il suoi possedimenti, è fondamentale avere rapporti cordiali con la Chiesa, ma è altresì indispensabile stringere nuove amicizie. L’ennesima impeccabile mossa del lungimirante Malatesta è di allearsi con Cosimo de’ Medici, governatore della Signoria più in ascesa dell’Italia centrale, quella fiorentina. L’ottimo rapporto tra i due personaggi politici trapela dalle missive che si scambiano. In una di esse, ad esempio, nell’ottobre del 1435, dal suo castello di Cannara, il Baglioni scrive a Cosimo, avvertendolo dell’arrivo di una persona di comprovata affidabilità, probabilmente un uomo d’armi, inviato da lui per porsi al servizio della causa fiorentina. I Medici nascono come banchieri ed è, probabilmente, toccando quel tasto che la famiglia Baglioni inizia il suo primo rapporto diplomatico con Firenze. Malatesta affida, infatti, gran parte delle sue ingenti risorse finanziarie ai signori fiorentini. Ciò è comprovato, ad esempio, da un rogito notarile, redatto a Cannara, in cui una delle figlie di Malatesta, ritira i frutti del suo denaro depositato presso il Banco de’ Medici.
L’alleanza tra Perugia e Firenze continua anche quando la reggenza passa ai figli di Cosimo e Malatesta. Lorenzo il Magnifico, in particolare, è uno dei principali alleati della signoria occulta perpetrata prima da Braccio e poi da Guido e Rodolfo Baglioni, che traghetta l’Italia centrale fino a 1500. Quello è uno anno terribile per Perugia. Nella congiura delle “nozze rosse” due fazioni rivali della stessa famiglia si massacrano a vicenda e restano solo i cocci di un florido regno.

Grifo rampante e il simbolo araldico dei Baglioni

Grifo rampante e il simbolo araldico dei Baglioni

Gian Paolo Baglioni, che riesce a salvarsi da questa terribile faida famigliare, eredita una “signoria con le ossa rotte”, il principale alleato, Lorenzo de’ Medici, è morto da tempo ed il governo perugino ha pure il papato avverso. Servono subito nuove alleanze. Sono cambiate le carte in tavola e persino famiglie rivali come quella dei Ranieri, possono tornare utili. Nel 1515 si celebra, perciò, nella chiesa di san Matteo a Cannara, il matrimonio tra Francesca, figlia di Gian Paolo, e Filippo, figlio di quel Bernardino Ranieri che aveva subito, solo qualche decennio prima, una umiliante sconfitta proprio per mano dello stesso Baglioni.
E’ inevitabile in ogni caso che la situazione debba precipitare; al Papa è di nuovo, come successo con il Fortebraccio, sfuggita la situazione di mano e la faida dei Baglioni può rimettere la situazione a posto. Da subito, lo Stato pontificio, con cui in teoria Gian Paolo è alleato, trama alle sue spalle e cerca di opporre a lui il cugino Gentile, con la chiara intenzione di indebolire ancora di più la casata.

Leone X, ansioso di tornare in possesso in prima persona di Perugia, convoca a Roma, nel 1520, Gian Paolo, con una scusa. Una volta lì, il Papa muove contro il condottiero perugino una serie di accuse, supponiamo artefatte, riuscendo ad incarcerarlo in Castel Sant’Angelo. Una delle colpe più gravi del Baglioni sarebbe quella di aver assoldato e inviato a Roma cinque individui di Cannara per uccidere un importante personaggio, di cui ancora oggi non si conosce l’identità. I malintenzionati, imprigionati, avrebbero confessato, inchiodando il loro mandante. Gian Paolo ha le ore contate e presto è condannato alla decapitazione.

I successivi governi perugini si dimostrano traballanti e i rapporti con la Chiesa peggiorano ancora, fino alla definitiva abdicazione della città, seguita dalla distruzione delle residenze baglionesche, al cui posto viene edificata, nel 1540, la Rocca Paolina, ad opera di Antonio da Sangallo il Giovane su richiesta di Papa Paolo III.

I Baglioni sono definitivamente fuori da Perugia, ma a Cannara la loro influenza è ancora forte ed è addirittura questo il periodo più florido per la città. Lo testimoniano, intorno alla fine del 1600, la serie di editti e bandi, per regolamentare la vita quotidiana della zona, fatti da Gian Paolo II, pronipote dell’omonimo condottiero.

Il ramo principale della famiglia si estingue con Malatesta V nel 1648. A Cannara è sua sorella Costanza, a cui è oggi dedicata persino una via, a lasciare il ricordo più bello dell’interludio baglionesco. Durante il suo assennato governo, la città subisce un ammodernamento senza precedenti. Per esigenze sia funzionali, sia estetiche, sono demolite le vecchie case, dando aria e giusta direzione alle vie, che diventano larghe e pressoché dritte, portando l’edilizia cittadina all’aspetto odierno.

Il poeta seicentesco Ettore Thesorieri dedica questi versi a riprova dell’unione simbiotica tra Costanza, i Baglioni e Cannara:

“…
Deh, che nel mondo nota
Sei sol per esser cara
E fida stanza a la tua gran Bagliona;
Onde lunge, o Cannara,
Per molte lingue il nome tuo risuona

pubblicato su: Terrenostre (Giugno 2013)

Ringrazio l’attento Mario Scaloni per i documenti di archivio, le foto e i consigli di lettura:

  1. “I Baglioni”, Astur Baleoneus, Prato 1964
  2. “Origini e vicende di Cannara e dintorni” , Giovanni Bizzozzero, Foligno 1976
  3. “Cannara: tra Medioevo ed età moderna”, Ottaviano Turrioni, Cannara 2001
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Riguardo l'autore

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Ingegnere impegnato da anni nel campo dell’automazione industriale. Ama il suo lavoro ma al contempo è affascinato anche da: storia, tradizione e misteri della sua terra, l’Umbria. Collabora con alcune riviste e quotidiani e ha la profonda convinzione che il migliore investimento per il futuro sia la cultura, settore in cui l’Italia, per quanti sforzi possa fare, non sarà mai seconda a nessuno.

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