Il Santo Anello: L’incarico, il furto, la diplomazia

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Potrebbe essere questa la storia dell’arrivo a Perugia dell’anello nuziale della Vergine?

Santo Anello: confronto tra l'iconografia di Santa Mustiola a Chiusi e di San Giuseppe a PerugiaE’ la fine di luglio del 1473, un fraticello di nome Vinterio, originario di Magonza ma da tempo residente nel convento di San Francesco di Chiusi, si sta dirigendo verso Perugia per consegnare il prezioso carico che trasporta. Nella sua borsa cela un inestimabile tesoro, un gioiello in quarzo calcedonio: il Sacro Anello nuziale della vergine Maria.

I canonici di Santa Mustiola, ai quali si è molto legato nell’ultimo periodo, gli hanno raccontato la rocambolesca storia che lega la reliquia alla loro santa. La madre di nostro Signore lasciò in eredità l’oggetto a san Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù; Giovanni portò l’Anello con sé fino alla persecuzione e al supplizio che subì a Roma. Il gioiello, finito nel tesoro imperiale, incuriosì la giovane Mustiola, parente dell’imperatore, che decise di prenderselo. Divenuta, per la sua fede, lei stessa una perseguitata, portò la pietra fino a Chiusi, città dove la donna fu martirizzata nel III secolo cristiano. Le rappresentazioni della santa con la mano destra che sorregge una cordicella con appeso l’Anello, testimonianza di un forte legame con l’oggetto, sono frequenti nella Diocesi di Chiusi e sono diventate ormai familiari al frate.

Aldilà del compenso che riceverà per i suoi servigi, Vinterio si è convinto che il Santo Anello spetta di diritto agli Agostiniani. E’ grazie a loro che il culto di questo monile è nato e si è diffuso in tutta Europa, arrivando a raggiungere persino la lontana patria nativa del fraticello. I canonici di Santa Mustiola hanno sempre visto il passaggio di consegne della reliquia, che ora è in mano ai priori e ai confratelli francescani di Vinterio, come un’usurpazione, e di ciò non hanno mai fatto mistero.

Da lì a pochi giorni in quel di Chiusi, un gran numero di fedeli, di ritorno dal Perdono di Assisi, è destinato a rimanere deluso; il sacro oggetto si trova ormai nella borsa del viandante e l’annuale ostensione del 3 agosto non potrà celebrarsi.

Rubare quel cimelio non è stato facile ed ha richiesto vari mesi di preparazione. Vinterio era partito da Chiusi nel Maggio dell’anno precedente alla volta di Perugia, aveva conosciuto Luca dalle Mine, la persona che avrebbe fatto per lui da mediatore con le autorità civili della nuova città, e il fabbro perugino Tommaso d’Angelo. Quest’ultimo, maestro nell’arte della falsificazione e dello scasso, lo avrebbe aiutato nella parte tecnica del furto. Il maniscalco era stato scelto perché, operante nel chiusino, avrebbe potuto seguire il frate da vicino senza destare sospetti. Per arrivare all’Anello  infatti, occorreva aprire ben quattro serrature più una dell’armadio dove erano tenuti gli ex voto d’argento e d’oro che, com’era in programma, avrebbero fatto parte della refurtiva; solo un esperto sarebbe stato in grado di realizzare tale furto.

Con il lavoro pianificato, Vinterio era poi tornato a Chiusi nell’agosto dello stesso anno. Aveva dovuto fare i conti con i suoi confratelli che da tempo non vedevano di buon occhio la scaltrezza del frate teutonico nel chiedere continuamente sussidi “ad personam” ai priori, sottraendoli al monte delle elemosine del convento. I dissapori erano stati temporaneamente appianati grazie alla donazione agli “amici” francescani dei due fiorini prelevati dal tedesco prima della sua partenza. La notte del 23 luglio di quel 1473 si era, dunque, nascosto nella chiesa e aveva compiuto la sua missione: portar via lo scrigno dentro il quale, in una borsetta di broccato argenteo, era riposto l’Anello; avrebbe avuto tutto il tempo poi, lontano da Chiusi, di scassinare l’ultima serratura che lo divideva dalla reliquia.

Il Santo Anello - Cattedrale di San Lorenzo a Perugia

Cattedrale di San Lorenzo a Perugia

Mentre i suoi pensieri tornano a quella sera, fra Vinterio, vede in lontananza la meta del suo viaggio. Luca lo attende ansiosamente; nel loro precedente incontro avevano già stabilito che sarebbe toccato a quest’ultimo consegnare la refurtiva alle autorità perugine.

Subito, i poteri politico e religioso di Perugia individuano, all’unisono  il possesso di una reliquia così conosciuta come il mezzo per deviare sulla città il flusso dei pellegrini del circuito di Roma, di Assisi e di Loreto; per ritrovare l’unità interna e, al tempo stesso, per umiliare la città di Chiusi e la rivale Siena. L’occasione appare ai Perugini come un evento di portata eccezionale, una possibilità da non lasciarsi sfuggire per rilanciare una città le cui libertà comunali si stanno lentamente ma progressivamente affievolendo, assorbite dallo Stato della Chiesa. Costretta in politica a muoversi circospetta per non scontentare forze più grandi, la città attorno al Sant’Anello può ora avere un sussulto di vitalità municipale.

Il giorno dell’ostensione è alle porte e ben presto i chiusini scoprono il furto. Accorgersi di non possedere più la principale fonte di sostentamento è, al contrario, per loro un vero dramma. Lo sconcerto assume toni esasperati, quasi da maledizione biblica; parte perciò la “crociata” per recuperare il Santo Anello. I senesi e i chiusini, vedendosi negare la restituzione della reliquia, confiscano i beni che i perugini possiedono nel loro territorio, proibiscono agli stessi di risiedere a Chiusi, deviano le acque del torrente Astrone affinché non alimenti più i mulini umbri, dando inoltre asilo a chiunque si sia macchiato di delitti nel territorio nemico. I Priori di Perugia inviano, quindi, i propri ambasciatori verso le principali potenze d’Italia comunicando l’intenzione dei Senesi di dichiarare loro guerra e di essere costretti alla “difesa del diritto e dell’onore”.

Il papa Sisto IV è chiamato a dirimere la contesa, ma alla notizia dell’arrivo del gioiello a Perugia, invece di propendere per una o l’altra parte, cerca di ottenere l’oggetto per sé, esortando “i priori a consegnare l’anello nelle mani del cardinal Savelli, che avrà l’incarico di portarlo a Roma in cambio di altre reliquie”.

Il potere civile e la gerarchia ecclesiastica perugina, capite le intenzioni del pontefice, attuano un sinergico fronte di difesa comune e, grazie a raffinate mosse diplomatiche e all’intervento del loro potente vescovo Jacopo Vagnucci riescono nell’intento. Il Papa francescano, temendo che un processo possa coinvolgere il proprio Ordine, ammaliato dalle lusinghe e dai doni ricevuti e non potendo mettersi in lotta aperta con una città utile strategicamente per l’occupazione dell’Umbria, decide di non esporsi, confidando in tempi migliori.

Cappella del Santo Anello - Perugia

Cappella del Santo Anello – Perugia

La questione si risolve definitivamente, nel 1487, con il colpo di stato di Pandolfo Petrucci che porta alla caduta di Siena. I nuovi padroni della città decidono di “restituire i beni de’ Perugini, che la Repubblica con ripresaglie aveva occupati per ricuperare da quegli l’Anello della Santissima Vergine”. Grazie ai nuovi equilibri politici, nel 1488, ultimati i lavori di San Lorenzo, la reliquia è spostata dal Palazzo dei Priori alla nuova cattedrale. A fra Vinterio è assegnato un vitalizio annuo di 35 fiorini e una cappella prossima al Palazzo dei Priori dove “stare et habitate”, “celebrare et Deo servire”. Nel 1506 è sepolto proprio nella Cappella di San Giuseppe, dove l’Anello è conservato, e gli viene dedicata una lapide, tuttora presente nel cortile della canonica della cattedrale.

L’opinione di Stefano Bistarini dell’Accademia dei Filaleti di Chiusi è che il processo a fra Wintherius sia un falso scritto tra il 1734 e il 1783 e poi inserito tra gli atti decemvirati per dare una veste giuridica precisa all’atto del furto. Le pagine, infatti, apparirebbero “chiaramente scritte in modo preciso e prezioso da altra mano del resto del libro di cui fanno parte. Inoltre nel verbale c’è una strana lacuna per cui c’è scritto: «Venerabit Fratre … guardiano convento ordinis minorum de Perusia». Manca il nome, ma vi è lo spazio, la lacuna è forse dovuta al fatto che chi scrisse l’atto non era presente e nessuno lo informò del nome che doveva inserire e soprattutto tutti gli scrittori perugini precedenti a Vincenzo Cavallucci mostrano di non conoscere minimamente tale documento.

La storia scritta nei libri e quella qui proposta sono tra loro assai diverse, il non facile compito degli esperti sarà di scoprire la più corrispondente al vero.

Per approfondimenti:
Breve  racconto dell’istoria del sacro Anello col quale fu sposata Maria Vergine…”, F.Ciatti, Perugia 1637
Del pronubo anello della Vergine il qual si conserva in Perugia, Istoria illustrata”, S.Fantoni Castrucci, Perugia 1673
Del santo anello di Maria Vergine”, G.Vincioli, Perugia 1737
Istoria critica del sacro anello col quale fu da san Giosefo sposata Maria Vergine e che religiosamente si conserva nel duomo di Perugia”, V.Cavallucci, Perugia 1783
Compendio storico riguardante il pronubo anello di Maria SS. che si conserva nella chiesa cattedrale di Perugia”, D.Venti, Roma 1828
La leggenda di Santa Mustiola e il furto del Santo Anello- Bollettino Storia Patria – Umbria”, E.Ricci, Perugia 1920
Fra Wintherius Roberti da Magonza – Un ladro sacrilego su commissione“ , S.Bistarini – Inedito

pubblicato su: Terrenostre (Dicembre 2013)

Ringrazio Maria Luciana Buseghin e Stefano Bistarini per il supporto.

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Riguardo l'autore

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Ingegnere impegnato da anni nel campo dell’automazione industriale. Ama il suo lavoro ma al contempo è affascinato anche da: storia, tradizione e misteri della sua terra, l’Umbria. Collabora con alcune riviste e quotidiani e ha la profonda convinzione che il migliore investimento per il futuro sia la cultura, settore in cui l’Italia, per quanti sforzi possa fare, non sarà mai seconda a nessuno.

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