Il Santo Anello: è possibile riscrivere una pagina di storia perugina?

Categorie: Perugia

Dopo una vita di ricerche, Stefano Bistarini, arcifilaleta della seicentesca Accademia dei Filaleti di Chiusi, afferma di conoscere la vera storia della santa reliquia.

Il Sacro anello della Vergine Maria - Perugia

Anno 1473, conosciamo i protagonisti della vicenda che vogliamo raccontare:

Chiusi: città storicamente ghibellina. A causa della vicinanza con Roma si trova continuamente isolata e facile preda degli “appetiti” dei vicini comuni guelfi. Da un lato è aggredita e smembrata dai Perugini che, spalleggiati dal papato, si appropriano impunemente del Chiugi; dall’altro gli Orvietani che, a difesa dei loro confini, costruiscono nel 1055 il Muro Grosso sul Clanis, creando così un’enorme palude con un’estensione che va da Chiusi fino ad Arezzo. La città è in ginocchio, il porto è distrutto, scompaiono ponti e strade come la Cassia, costringendo la popolazione a salire verso le colline adiacenti. Dal 1415, benché formalmente indipendente, è soggiogata dalla Repubblica di Siena ed è costretta, anche se poverissima, a sostenere “l’alleata” nelle sue innumerevoli campagne belliche.

Per rimediare all’isolamento derivato dall’impaludamento della valle, si sviluppa, sotto l’azione dei potenti Canonici di Santa Mustiola, la leggenda dell’orefice Ainerio e il culto del Santo Anello che, capace di attirare a sé un’enorme quantità di pellegrini dall’intera Europa, diviene ben presto la principale risorsa per tutta la popolazione.

Perugia: potente e ricca città, punto di riferimento del territorio tra la Firenze dei Medici e il Papato. Nel 1473, la sua zona rappresenta un punto di passaggio obbligato per i devoti diretti verso Roma e Loreto. Nonostante la sua rilevanza, Perugia non possiede però nulla che possa invogliare il pellegrino a fermarsi. L’enorme afflusso di gente in preghiera preferisce, invece, visitare Orvieto con il Corporale del Miracolo di Bolsena o la piccola Chiusi che, il 3 di Agosto, assorbe la moltitudine di pellegrini di ritorno dal “Perdono” di Assisi, ansiosi di assistere all’ostensione del Sant’Anello.

Wintherius Roberti da Magonza: frate tedesco venuto in Italia intorno al 1470 appositamente per pregare il Santo Anello di cui è molto devoto. E’ ospitato dal Convento francescano di Chiusi. Pur apprezzato come bravo predicatore, ha il difetto di restare spesso squattrinato ed eccelle, quindi, nell’arte dell’arrangiarsi. Ben presto si inimica i propri confratelli, attraverso le sue continue richieste di denaro fatte direttamente ai Priori, scavalcando così, di fatto, il Convento.
Durante la sua permanenza a Chiusi, l’unica assenza documentata di fra Vinterio è datata 12 maggio 1472, giorno in cui i Priori del Comune elargiscono al “Buon Uffiziatore” due fiorini. Nello stesso archivio si legge che il 5 Agosto, frate Wintherius, torna in città ammalato e chiede che i famosi due fiorini siano riassegnati ai frati del Convento, perché bisognosi di sussidio. Secondo la sua deposizione, nel processo che subisce due anni dopo a Perugia, l’assenza di 86 giorni del tedesco è attribuita alla sua prigionia per aver rubato alcuni calici a Città della Pieve. Di questa accusa però non si ha alcuna traccia documentata. Sorge inoltre un problema temporale non di poco conto, in meno di tre mesi il fraticello: si è recato a Città della Pieve, si è ambientato nella nuova realtà, ha studiato il luogo del furto, si è impossessato della refurtiva, ha venduto i preziosi e ha incontrato i suoi confratelli che lo hanno smascherato e consegnato, dopo aver ottenuto un’udienza, al Podestà locale; è stato poi condotto in carcere, ha subito un processo, è stato torturato e, come da lui dichiarato, “gettano nelle segrete per quaranta giorni e quaranta notti”; si è tenuta una seconda udienza, si è deciso per la sua innocenza, ed è perciò tornato a Chiusi, da cui si era allontanato spontaneamente. Date le lungaggini della giustizia medievale, un tempo così breve sarebbe giustificabile solo da un processo per direttissima, non registrato, però, in alcun archivio. Allora, dove è stato veramente e perché?

Raffaello Sanzio - Spozalizio della Vergine

Raffaello Sanzio – Spozalizio della Vergine

Il Santo Anello: reliquia venerata da secoli nella città di Chiusi da semplici pellegrini, imperatori, conti e papi per le sue proprietà miracolose nel guarire le malattie degli occhi. Il monile è conservato nella Chiesa di San Francesco sotto il controllo dei minori conventuali e dei priori cittadini. Per arrivare al gioiello, si deve aprire la porta della sacrestia, poi quella che conduce al “vôlto” della chiesa, di qui si arriva al ceppo entro cui è contenuta la reliquia. Si deve quindi, con altre chiavi, aprire prima l’arca e poi uno scrigno dentro il quale, in una borsetta di broccato argenteo, c’è il Sacro Anello. Solo un ladro esperto e molto preparato riuscirebbe a compiere il furto di tale oggetto, tenendo conto che esiste una sola copia delle chiavi.

Canonici di Santa Mustiola: membri dell’ordine religioso sotto la cui ala nasce e cresce l’interesse del mondo devozionale per il Santo Anello di Chiusi. Nel ’200, per evitare il pericolo delle incursioni perugine e della guerra tra guelfi e ghibellini, decidono di portare l’oggetto, fino a quel momento conservato nella loro basilica, dentro la città. Con il passare dei secoli l’influenza del loro ordine si riduce e i Canonici sono costretti a lasciare il Duomo. Non riescono a portare con loro anche l’Anello, che resta in mano ai rivali Secolari di San Secondiano. E’ in questo periodo che si diffonde la leggenda di Santa Mustiola come vera portatrice dell’Anello nella città di Chiusi; in questo modo i suoi Canonici ribadiscono che la reliquia appartiene a loro, non a San Secondiano e neanche al Comune o ai frati minori di San Francesco cui l’oggetto nel frattempo è passato.

Gli ufficianti di Santa Mustiola appartengono all’Ordine Regolare Agostiniano e perciò sono strettamente legati ai confratelli della Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, destinati alla conservazione dell’Anello per i secoli a venire. Dal momento in cui perdono il possesso della reliquia, i Canonici chiusini inviano innumerevoli atti di protesta per poterla riavere indietro; tale produzione di documenti cessa però bruscamente proprio nel mese di luglio del 1473.

Luca di Francesco di Ser Niccolò Giordani detto Delle Mine: cittadino perugino, considerato vecchio amico di Wintherius, è la persona cui il francescano racconta il suo furto e affida l’Anello. Dato che un atto sacrilego come quello viene normalmente punito con la morte, il frate deve riporre una smisurata fiducia in Luca se è disposto a mettere nelle sue mani la propria vita. Vinterio, però, si è trasferito dalla lontana Germania nel 1470 con la sola motivazione di venerare il Santo Anello, non si è assentato dalla città chiusina se non per gli ottanta giorni del furto dei calici e Perugia non è neppure di strada tra Magonza e Chiusi. A quando risalirebbe quindi la loro amicizia?

Nella Pala di Sant'Onofrio in basso a destra, unico senza aureola, il vescovo Jacopo Vagnucci è rappresentato a dimensione uguale ai santi

Nella Pala di Sant’Onofrio in basso a destra, unico senza aureola, il vescovo Jacopo Vagnucci è rappresentato a dimensione uguale ai santi

Jacopo Vagnucci: agostiniano, vescovo di Perugia dal 1449 al 1482. E’ un uomo estremamente ambizioso e amico di molti potenti e, proprio perché cortonese, acerrimo nemico di Chiusi. Prima del Concilio di Trento il Vescovo riveste la più potente carica religiosa sul proprio territorio ed è in grado di condizionare fortemente anche le autorità politiche, decidendo della vita e della morte di tutti e di tutto, riuscendo a far valere le proprie ragioni persino dinanzi al Papa.

Il Vagnucci è mecenate, amante dell’arte e, forse in un eccesso di orgoglio, si fa raffigurare da Luca Signorelli nella Pala di Sant’Onofrio in grandezza uguale ai santi e, persino, a Maria e Gesù. Una personalità di tale ego e potere, stranamente, non prende però la benché minima posizione su una vicenda dall’enorme risvolto politico, economico e soprattutto religioso come il furto del Sacro Anello. In tutto il processo non si fa menzione di un suo intervento e non si annoverano dichiarazioni in nessun altro testo ufficiale. Un solo documento si sottrae allo strano silenzio ed è il così detto Diario del Graziani in cui si racconta di Vinterio che “…donò al nostro Comune di volontà del Vescovo l’anello della Beata Vergine Maria”.

Papa Sisto IV chiamato a dirimere la contesa tra Chiusi e Perugia

Papa Sisto IV

Sisto IV: papa dal 1471 al 1484. Nell’agosto 1473 apprende dagli ambasciatori perugini dell’arrivo della reliquia a Perugia. I messaggeri, al loro ritorno nella città umbra, riferiscono che “Sua Santità si contentava, che dai Perugini si continuasse di tenere il Sacratissimo Anello e prometteva, che mai non avrebbe comandato che si restituisse…”. A tale dichiarazione verbale non seguì mai alcuna notifica scritta né a Chiusi, né a Siena, né a Perugia. Tutti i brevi successivi la smentiscono, tentando invece di far arrivare l’Anello a Roma con la promessa di elargire altre reliquie a Perugia e Siena.

Tommaso di Angelo da S.Apollinare: fabbro perugino operante nel Chiugi, rinomato coniatore di monete false. In una confessione ottenuta “senza tormento” dichiara di aver fornito a Vinterio, “sotto lauto compenso, più specie di ferri per aprire porte e serrami, limette sorde, di salnitro, di vetriolo e di allume di rocca e gli preparò acqua forte atta a corrodere il ferro”. Dove il frate, sempre al verde, possa aver preso tale lauto compenso per pagare il fabbro non si è mai saputo.

Dopo aver presentato gli attori, raccontiamo ora la nuova storia…

Per approfondimenti:
Storia del sacro anello di Maria Vergine che si conserva nell’augusta città di Perugia”, M.T.Timotei, Perugia 1586
Istoria della Città di Chiusi in Toscana dall’anno 936 al 1595”, J.Gori da Senalonga
Mariae Sanctissimae Vita ac gesta, cultusque illi adhibitus”, G.C.Trombelli, Bononiae 1764
Dizionario di erudizione storico ecclesistica”, R.G.Moroni, 1840-1842
Feste e folclore nella storia e nelle tradizioni di Chiusi”, G.Bersotti, Chiusi 1982
Jacopo Vagnucci – vescovo e committente d’arte nel secondo Quattrocento”, R.Caracciolo, Perugia 2009

pubblicato su: Terrenostre (Novembre 2013)

Ringrazio Maria Luciana Buseghin e Stefano Bistarini per il supporto.

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Riguardo l'autore

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Ingegnere impegnato da anni nel campo dell’automazione industriale. Ama il suo lavoro ma al contempo è affascinato anche da: storia, tradizione e misteri della sua terra, l’Umbria. Collabora con alcune riviste e quotidiani e ha la profonda convinzione che il migliore investimento per il futuro sia la cultura, settore in cui l’Italia, per quanti sforzi possa fare, non sarà mai seconda a nessuno.

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