Un Uomo sul tetto con una tegola in mano

Categorie: Assisi

Libere riflessioni attorno alla storia della Cappella del Transito.

San Francesco di Assisi e la natura Avreste paura di pronunciare un nome? La crisi economica che stiamo vivendo ci ha fatto conoscere tante paure che non pensavamo di possedere: il terrore di non arrivare a fine mese, di non poter contare su una pensione dignitosa per la vecchiaia, di vedere i nostri figli senza lavoro, e persino il timore della genuinità di ciò che mangiamo o beviamo. Ne abbiamo così tante, che la paura di pronunciare un nome non ci tange! Eppure, fin dai primordi della civiltà, al nome si è attribuita sempre notevole importanza. Per gli Egizi, ad esempio, era parte integrante di se stessi, si ricordano episodi in cui per annientare la memoria e la stessa esistenza di un precedente faraone se ne distruggeva il cartiglio o lo si sostituiva con il proprio. Nella Divina Commedia, per citare un esempio letterario, Dante immaginava che nell’Inferno fosse proibito pronunciare il nome di Dio e persino l’autore, in tutti e trentaquattro i canti, usa altri appellativi per parlare del Creatore. Anche la letteratura per ragazzi viene in aiuto alla nostra tesi e, nel più noto libro sul genere fantasy junior, nella scuola di magia di Hogwarts è fatto divieto assoluto di menzionare il nome proprio del terribile mago sconfitto da Harry Potter, per evitare di evocarne il ricordo.

Se dunque fosse ragionevole temere un nome, il suo proprietario dovrebbe essere un personaggio, nel bene o nel male, dall’incommensurabile grandezza o dal valore e dalle virtù inarrivabili. Sembrerebbe, quindi, assurdo temere il nome di un umile mendicante? Eppure un Uomo c’è! Uno che desiderava vivere senza i formalismi e le sovrastrutture imposte dalla società, tornando all’origine di tutto: il Vangelo. Prendendo Gesù ad esempio, si liberò dei suoi averi, e vestito di un saio decise di vivere in armonia con il creato, aiutando il prossimo. Dopo la ricostruzione di San Damiano, scelse, insieme alla nuova famiglia dei poverelli di Assisi, come sua prima dimora, il terreno prospiciente la Porziuncola, cappella votiva collocata nei pressi della sua città nativa, di proprietà dell’abbazia di S.Benedetto al monte Subasio. Lì si insediò, costruendo piccole capanne provvisorie, fatte con rami di albero, vimini e felci intrise di fango. Nell’intenzione del Frate quello avrebbe dovuto essere il luogo modello ed esempio per l’Ordine che aveva in mente di fondare: la reggia di Madonna Povertà!

Fondamenta della basilica di Santa Maria degli Angeli

Fondamenta della basilica di Santa Maria degli Angeli

Partendo da quel posto ideale avrebbe comunicato al mondo che la vita era molto più “semplice” di ciò che si credeva e che tutto ciò che serviva era racchiuso in un unico Libro. Arrivò al cospetto delle maggiori personalità dell’epoca; la sua Regola fu approvata da Innocenzo III e si meritò persino il rispetto del Sultano, durante il suo pellegrinaggio in una Terra Santa ormai saldamente in mano “all’Infedele”. Il suo carisma crebbe ed i suoi seguaci si moltiplicarono oltre ogni previsione. Al suo ritorno dall’Oriente  in occasione della riunione del grande Capitolo delle Stuoie, i suoi vicari, presagendo un enorme afflusso di affiliati e semplici pellegrini alla Porziuncola, temettero il sopraggiungere di un’allarmante situazione igienico-sanitaria. Supportati dalle autorità civiche, approfittando dell’assenza del Poverello, in pochi giorni, i frati costruirono dietro la chiesetta un vano in muratura coperto da un tetto, al posto della capanna di vimini, felci e paglia. Al rientro, il loro Fondatore fu turbato da ciò che vide ed ordinò ad alcuni compagni di salire insieme a lui sul tetto della nuova casa, iniziò così a gettare giù le tegole, con l’intento di demolire la costruzione. Fu convinto a desistere solo da alcuni cittadini di Assisi, incaricati del servizio d’ordine richiesto in virtù della moltitudine accorsa al Capitolo. L’Uomo fermò la sua mano nel sentire quelle persone affermare che l’edificio era “domus Comunis”, cioè un luogo costruito per ordine del Comune e quindi di proprietà della cittadinanza. Su quel tetto, con la tegola in mano, non immaginava che quell’edificio sarebbe stato la sua ultima dimora, prima di lasciare questo mondo, quella che oggi conosciamo come “Cappella del Transito”.

Cappella Transito San Francesco di Assisi

Il Transito come appare oggi

Nessuno, a tutt’oggi  sa con certezza che forma avesse quel luogo. Infatti, a differenza della Porziuncola, che si è conservata praticamente intatta e rappresenta il cuore dell’odierna Basilica di Santa Maria degli Angeli, ciò che restava dell’infermeria, dietro la chiesetta, fu riadattato per armonizzarsi con il resto del progetto seicentesco di Galeazzo Alessi e non sembra conservare visibili tracce originali. Molte sono le ipotesi, ma dopo vari studi e ben due saggi archeologici solo negli ultimi anni, purtroppo, non si hanno ancora risposte univoche alle tante domande. La scarsa documentazione a riguardo e la presenza di un’omonima Cappella dedicata al Santo, situata presso orto e denominata “delle Rose”, non facilitarono di certo il compito degli archivisti. Nel XIX secolo, in occasione del ritrovamento del corpo del Frate assisiate, approfonditi studi portarono a contestare l’autenticità dell’attuale “sacello del Transito”, dichiarando che tale costruzione fu nobilitata al rango di Cappella solo nel 1432, per poi essere completamente distrutta solo qualche decennio più tardi, a seguito di un ampliamento del convento. In direzione diversa sembrano andare i risultati degli scavi, operati negli anni ’60 del secolo scorso, in occasione del rinnovo della pavimentazione della Basilica. Dalle foto di allora si è notato come, gli ampliamenti del coro della Porziuncola, resi necessari successivamente alla morte del Fondatore dell’Ordine, si svilupparono, stranamente, in maniera asimmetrica rispetto all’asse principale della chiesa. Ciò sarebbe la prova inconfutabile che da uno dei due lati c’era un edificio dal notevole valore, che non poteva essere alienato.

San Francesco che parla alla folla di fronte alla Porziuncola - Tiberio di Assisi

Tiberio di Assisi – San Francesco che parla alla folla di fronte alla Porziuncola

A fine Ottocento iniziò poi la controversia a colpi di volumi riguardo l’integrità del corpo del Santo. Mentre una fazione cavalcava l’idea che i precordi e il cuore del loro Fratello fossero sepolti, come recitava la leggenda, sotto l’altare della “infermeria” dove morì il Poverello, l’altra giudicava l’ipotesi assurda. La contesa fu così accesa che per ben due volte il Santo Padre impose per iscritto “silenzio alle due parti”. Nel secolo scorso, infine, in occasione dell’ultimo scavo effettuato nella Basilica, si ripropose l’ancestrale contrapposizione tra storici e archeologi, ancora una volta riguardo il “Transito”. Mentre i responsabili dello scavo affermarono di aver rinvenuto “documenti pietra” antecedenti la colonizzazione dei fraticelli assisiati, gli storici replicarono, ricordando che la Porziuncola era una cappella votiva collocata in un ampio spazio agricolo privo di altre costruzioni, come i loro “documenti carta” provavano. C’era, poi, da interpretare quella frase del Celano, quando parla della morte del Santo, che ricorda la deposizione del defunto “super nudam humum” (sulla terra nuda). Fu proposta quindi la tesi dell’originalità di uno dei quattro muri della costruzione attuale, quello attraverso cui il Santo era passato prima di esalare l’ultimo respiro. Ma il Malato si fece trasportare all’esterno dell’infermeria per morire sulla nuda terra, o preferì spirare sul nudo suolo dell’ospedale senza alcun supporto che lo separasse dal pavimento? Non essendo né storici né archeologi, a questa domanda non sappiamo dare risposta. L’unica immagine che ci è rimasta impressa è invece quella di un Uomo sul tetto con una tegola in mano che riflette. Riflette sui suoi sogni e sul suo percorso che, umile e povero, lo ha portato, grazie alla sua fede, a sprigionare una forza immane. Riflette sulla sua “sconfitta”, perché ha capito che non ci sarebbe mai più stato uno come Lui. Il giorno della sua morte pronunciò l’ultima raccomandazione verso i suoi confratelli: “Io ho fatto la mia parte: la vostra ve la insegni Cristo”. Per i successivi 800 anni, quel mendicante sul tetto avrebbe intimorito persino l’uomo più importante al mondo, che si sarebbe sentito piccolo al suo cospetto e avrebbe avuto timore di quel nome. Qualche mese fa, sentire pronunciare: Francesco, dal balcone di San Pietro ha fatto sperare molti. Finalmente la paura è vinta! Abbiamo trovato una nuova guida disposta a farci scoprire se davvero la vita è più “semplice” di quello che sembra? All’apice di una crisi economica e morale da Inferno dantesco, aver sentito quel nome “proibito” ci fa coltivare la speranza che, se pur la strada per “riveder le stelle” è ancora lunga, il ghiaccio eterno dell’ultimo cerchio diabolico possa essere ormai alle spalle.

Per approfondimenti:
“Notizie sicure della morte sepoltura canonizzazione e Traslazione di S.Francesco d’Assisi e del ritrovamento del di lui corpo”, Anonimo (Nicola Papini), Firenze 1822
“Sulla integrità del corpo di S.Francesco Patriarca nella basilica di Assisi” , A.Tini, Assisi 1900
“La tradizione francescana ed i due luoghi ove furono nascosti il corpo ed il cuore del Serafico Padre S.Francesco di Assisi. Ricerche storiche in risposta all’ipercritica”, Roma 1901
“Osservazioni sul volume, pubblicato dai Minori dal titolo: La tradizione francescana”, Anonimo (A.Tini), Roma 1901
“Reliquiae e documenti: luoghi di culto francescano nella Basilica di S. Maria degli Angeli presso Assisi”, A.Romanici, Perugia 1990
“La Cappella del Transito di S.Francesco in S. Maria degli Angeli A seguito di recenti indagini archeologiche”, p. Marino Bigaroni, Assisi 1997

pubblicato su: Terrenostre (Maggio 2013)

Ringrazio il sempre prezioso padre Marino per i suoi consigli di lettura.

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Riguardo l'autore

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Ingegnere impegnato da anni nel campo dell’automazione industriale. Ama il suo lavoro ma al contempo è affascinato anche da: storia, tradizione e misteri della sua terra, l’Umbria. Collabora con alcune riviste e quotidiani e ha la profonda convinzione che il migliore investimento per il futuro sia la cultura, settore in cui l’Italia, per quanti sforzi possa fare, non sarà mai seconda a nessuno.

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